Sinodo Diocesano 2013/2015

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Marcia per la vita

Percorso

Nota dei Vescovi del Triveneto su alcune urgenti questioni di carattere antropologico e educativo

 

1
Noi Vescovi del Triveneto siamo quotidianamente raggiunti - soprattutto nell’incontro
con persone, famiglie, parrocchie e realtà associative - da notizie e questioni preoccupanti che
riguardano la vita delle persone in tutti i suoi aspetti. Una vita che - ne siamo consapevoli - è
dono di Dio ed è cosa preziosa, ma è minacciata e resa fragile da molte cause.
In occasione della 36ª Giornata per la Vita desideriamo ribadire, in comunione con la
Chiesa italiana, la nostra preoccupazione per tante situazioni che contrastano la vita in tutte le
sue fasi, dal concepimento alla nascita, dalla crescita alla piena maturità, dal declino fino alla
morte naturale. Tale preoccupazione diventa per la Chiesa impegno a continuare, insieme a tutte
le persone di buona volontà, a sostenere la vita umana in ogni momento e in ogni circostanza,
ribadendone l’inviolabile dignità ed offrendo concreti aiuti a chi vive fragilità e sofferenze.
Il perdurare della crisi economica ci spinge ad essere vicini a chi ha perso il lavoro, alle
famiglie che non arrivano a fine mese, ai giovani che non riescono a inserirsi nel mondo
produttivo. Vogliamo continuare con le nostre Chiese - in particolare attraverso le Caritas -
l’opera di ascolto, aiuto, sostegno alle situazioni di difficoltà e invitiamo tutti coloro che possono
offrire occasioni concrete di lavoro a un di più di generosità e di inventiva.
Consapevoli del venir meno di molte tutele sociali, incoraggiamo e ci impegniamo a
sostenere chi opera a favore dei molteplici disagi delle persone e delle famiglie. E ribadiamo in
questa giornata l’appello a “generare futuro”, sostenendo concretamente quel desiderio dei
giovani sposi di generare figli che spesso “resta mortificato per la carenza di adeguate politiche
familiari, per la pressione fiscale e una cultura diffidente verso la vita”1.
Esprimiamo vicinanza a chi soffre per le condizioni - spesso non rispettose della dignità
umana - di carcerato, profugo o straniero e invitiamo chi ne ha la responsabilità ad assumere i
necessari interventi legislativi e amministrativi, assicurando contemporaneamente l’impegno
della comunità cristiana verso queste sorelle e questi fratelli.
Senza trascurare tali aspetti di difesa e promozione della vita, sentiamo oggi in
particolare il dovere di soffermarci più diffusamente su alcune questioni educative che
riguardano aspetti fondamentali e delicatissimi dell’essere umano, con numerose e
preoccupanti ricadute in ambito culturale, formativo, educativo e, quindi, politico della nostra
società (triveneta, italiana, europea) e che toccano e coinvolgono in modo diretto la vita delle
persone, delle famiglie e della scuola.
1 Cfr. Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente della Cei per la 36ª Giornata nazionale per la Vita (2 febbraio
2014) sul tema “Generare futuro”.
2
Ci sentiamo così in sintonia con il decennio che la Chiesa italiana sta dedicando al tema
dell’educazione e in piena consonanza con quanto papa Francesco ha di recente espresso con
forza, mettendo in rilievo come la situazione attuale ponga dinanzi sfide sempre nuove e più
difficili: “Il compito educativo è una missione chiave!”2.
A questo riguardo, ci riferiamo al dibattito sugli “stereotipi di genere” e sul possibile
inserimento dell’ideologia del gender nei programmi educativi e formativi delle scuole e nella
formazione degli insegnanti, ad alcuni aspetti problematici presenti nell’affrontare in chiave
legislativa la lotta all’omofobia, a taluni non solo discutibili ma fuorvianti orientamenti
sull’educazione sessuale ai bambini anche in tenera età, alle richieste di accantonare gli stessi
termini “padre” e “madre” in luogo di altri considerati meno “discriminanti” e, infine, al grave
stravolgimento - potenziale e talora, purtroppo, già in atto - del valore e del concetto stesso di
famiglia naturale fondato sul matrimonio tra un uomo e una donna.
Questa inedita situazione richiede a noi Vescovi, prima di tutto, e alle comunità ecclesiali
di non venir meno ad un compito e ad una testimonianza di carità e verità che rappresentano il
primo e concreto modo per servire e promuovere l’uomo e la vita buona nella nostra società. Ci
sentiamo, in tal senso, sollecitati da Papa Francesco, il quale ci ha appena ricordato che “i
Pastori, accogliendo gli apporti delle diverse scienze, hanno il diritto di emettere opinioni su tutto
ciò che riguarda la vita delle persone, dal momento che il compito dell’evangelizzazione implica ed
esige una promozione integrale di ogni essere umano. Non si può più affermare che la religione
deve limitarsi nell’ambito del privato…”3.
Di fronte a quella che si configura come una vera “emergenza educativa”, noi Vescovi
avvertiamo la responsabilità e il dovere di richiamare tutti alla delicatezza e all’importanza di
una corretta formazione delle nuove generazioni - a partire da una visione dell’uomo che sia
integrale e solidale - affinché possano orientarsi nella vita, discernere il bene dal male, acquisire
criteri di giudizio e obiettivi forti attorno ai quali giocare al meglio la propria esistenza e
perseguire la gioia e la felicità del compimento4.
Riaffermiamo, come prima cosa, la dignità e il valore della persona umana e poi la tutela e
il rispetto che si devono ad ogni persona, soprattutto se in situazioni di fragilità, nonché la
necessità di continuare a combattere strenuamente ogni forma di discriminazione (di carattere
religioso, etnico, sessuale) o, addirittura, di violenza.
Sottolineiamo, altresì, il grave pericolo che deriva, per la nostra civiltà, dal disattendere o
stravolgere i fondamentali fatti e principi di natura che riguardano i beni della vita, della
famiglia e dell’educazione, confondendo gli elementi obiettivi con quelli soggettivi e veicolati da
2 Il riferimento è all’incontro di Papa Francesco avvenuto il 29 novembre 2013 con i Superiori Generali degli Istituti
maschili di vita religiosa, il cui resoconto è stata appena pubblicato su “La Civiltà Cattolica” (2014) | 3-17).
3 Papa Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium, n. 182.
4 Cfr. Benedetto XVI, Lettera alla diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione, 21 gennaio 2008.
3
discutibili concezioni ideologiche della persona che non conducono al vero bene né dei singoli
né della società.
Riconosciamo la “ricchezza insostituibile della differenza”5 - specialmente quella
fondamentale, tra “maschile” e “femminile” - e la specificità assoluta della famiglia come “unione
stabile dell’uomo e della donna nel matrimonio. Essa nasce dal loro amore (…), dal riconoscimento
e dall’accettazione della bontà della differenza sessuale, per cui i coniugi possono unirsi in una sola
carne e sono capaci di generare una nuova vita”6; essa è, davvero, la “cellula fondamentale della
società, luogo dove si impara a convivere nella differenza e ad appartenere ad altri”7.
Su tale linea indichiamo anche due testi che, essendo espressione di una sana laicità,
possono ben alimentare un sereno e positivo dibattito pubblico su questi temi: l’art. 16 della
Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e l’art. 29 della Costituzione repubblicana8.
Siamo, infatti, consapevoli che la differenza dei sessi è elemento portante di ogni essere
umano ed espressione chiara del suo essere in “relazione”; senza la comune salvaguardia delle
“grandi differenze” vi è un grave e concreto rischio per la realizzazione di un autentico e pieno
sviluppo della vita delle persone e della società9.
Ribadiamo perciò – come espresso autorevolmente, anche di recente, dalla Santa Sede di
fronte al Comitato ONU della Convenzione dei diritti del fanciullo – il rifiuto di un’ideologia del
gender che neghi di fatto il fondamento oggettivo della differenza e complementarietà dei sessi,
divenendo anche fonte di confusione sul piano giuridico10.
Invitiamo quindi a non avere paura e a non nutrire ingiustificati pudori o ritrosie nel
continuare ad utilizzare, anche nel contesto pubblico, le parole tra le più dolci e vere che ci sia
mai dato di poter pronunciare: “padre”, “madre”, “marito”, “moglie”, “famiglia” fondata sul
matrimonio tra un uomo e una donna.
Difendiamo e promuoviamo il carattere decisivo - oggi più che mai - della libertà di
educazione dei figli che spetta, di diritto, al padre e alla madre aiutati, di volta in volta, da
5 Cfr. Card. Angelo Bagnasco, Prolusione su “L’architettura della famiglia: logica e ricadute sociali” alla 47a Settimana
Sociale dei Cattolici Italiani, Torino 13 settembre 2013.
6
Papa Francesco, Lettera enciclica Lumen fidei, n. 52.
7 Papa Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium, n. 66.
8
L’art. 16 (terzo comma) della Dichiarazione recita: “La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e
ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato”. E l’art. 29 (primo comma) della Costituzione italiana
afferma: "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio".
9 Cfr. Card. Angelo Bagnasco, Prolusione su “L’architettura della famiglia: logica e ricadute sociali” alla 47a Settimana
Sociale dei Cattolici Italiani, Torino 13 settembre 2013.
10
Cfr. L’Osservatore Romano del 17 gennaio 2014 - v. articolo “Dignità da tutelare” sull’incontro a Ginevra della
Delegazione della Santa Sede, guidata dall’Arcivescovo Silvano M. Tomasi, con il Comitato ONU della Convenzione
dei diritti del fanciullo.
4
soggetti o istituzioni chiamati a coadiuvarli11. E rigettiamo ogni tentativo ideologico che
porterebbe ad omologare tutto e tutti in una sorta di deviante e mortificante “pensiero unico”,
sempre più spesso veicolato da iniziative delle pubbliche istituzioni.
Sosteniamo e incoraggiamo l’impegno e lo sforzo di quanti, a vari livelli e su più ambiti,
affrontano ogni giorno, anche nel contesto pubblico e nella prospettiva di una vera e positiva
“laicità”, tutte le più importanti questioni antropologiche ed educative del nostro tempo e che
segnatamente riguardano: la difesa della vita, dal concepimento al suo naturale spegnersi, la
famiglia, il matrimonio e la differenza sessuale, la libertà religiosa e di educazione.
La proposta cristiana punta al bene integrale dell’uomo e contribuisce in modo decisivo
al bene comune e alla promessa di un buon futuro per tutti. E pur in un contesto di diffusa
secolarizzazione, che insinua la tendenza a ridurre la fede e la Chiesa all’ambito privato e intimo,
come ricorda Papa Francesco “nessuno può esigere da noi che releghiamo la religione alla segreta
intimità delle persone, senza alcuna influenza sulla vita sociale e nazionale, senza preoccuparci per
la salute delle istituzioni e della società civile, senza esprimersi sugli avvenimenti che interessano i
cittadini”12.
Al termine di questa Nota, proponiamo ancora un passo dell’Evangelii gaudium che
spiega bene il senso della nostra riflessione e nel quale noi Vescovi ci ritroviamo in pieno perché
tocca anche le delicate e importanti questioni antropologiche, culturali, formative ed educative
qui menzionate e sottoposte sempre più all’attenzione e all’approfondimento di tutti, noi per
primi: “Amiamo questo magnifico pianeta e amiamo l’umanità che lo abita, con tutti i suoi drammi
e le sue stanchezze, con i suoi aneliti e le sue speranze, con i suoi valori e le sue fragilità (…). Tutti i
cristiani, anche i Pastori, sono chiamati a preoccuparsi della costruzione di un mondo migliore… il
pensiero sociale della Chiesa è in primo luogo positivo e propositivo, orienta un’azione
trasformatrice, e in questo senso non cessa di essere un segno di speranza che sgorga dal cuore
pieno d’amore di Gesù Cristo”13.
Condividendo con fiducia queste nostre riflessioni e indicazioni, in un momento grave
per il bene delle persone e della società, assicuriamo la nostra preghiera.
2 febbraio 2014, Festa della Presentazione del Signore e 36ª Giornata nazionale per la Vita
I Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto
11 Su libertà e diritto d’istruzione si esprime, tra l’altro, anche la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea
(all’articolo 14), proclamata una prima volta nel dicembre 2000 a Nizza e poi una seconda volta, con alcune
modifiche, nel dicembre 2007 a Strasburgo.
12 Papa Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium, n. 183.
13 Ibidem, n. 183.

 

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